Necessaire di Beatrice Pasquali

 

L’arte di Beatrice Pasquali è ancestrale, atavica, riconducibile al mondo dei nostri antenati, rappresenta archetipi di un’antichità, come quella archeologica, greca ed etrusca valorizzandone la forza, la purezza formale, il significato simbolico, la bellezza classica.

La Pasquali sia nei disegni, che in pittura e in scultura utilizza essenzialmente la storia, quindi il tempo, dà forma a pensieri poetanti, guarda il passato attraverso una acuta sensibilità sommando un lavoro di fattura artigianale ad un’emozione lirica. L’artista ha una visione artistica astratta-concettuale-formale, dove il segno, l’impronta definiscono un dialogo simbiotico tra passato e presente, tra realtà e fantasia, tra visioni terrene e ultraterrene.

Lo spirito creativo, affidato all’intuizione, ai sentimenti, all’immaginazione, ha permesso all’artista di scegliere il luogo della sacrestia nella chiesa di San Pietro in Valle, come spazio espositivo ed evocativo. La Pasquali ha pensato di realizzare sia un corredo formato da opercoli, coperchi, due monili, figurine ispirati all’arte archeologica, che una specie di officina costituita da fiale, flaconi, bottiglie, boccette, oggetti appartenenti al mondo antico delle farmacie e dei laboratori medico-scientifici.

Questi oggetti verranno accuratamente sigillati dall’artista attraverso dei tappi, da lei creati, aventi scolpite alla sommità delle teste umane. Sono un completamento, un chiudere qualcosa, l’ultimo atto creativo dell’artista che, dopo aver dato vita all’opere se ne appropria, una sorta di possedimento assoluto, una morte che sancisce la fine di una vita e di un percorso. La Pasquali si lascia sospingere da visioni di oggetti che si possono comporre in un continuo divenire: ripiegabili, riavvolgibili, accatastabili, in un luogo oppure in una scatola, boite, come fossero dei kit, dei necessaire indispensabili in cui emotivamente, concretamente e dialetticamente c’è tutto.

Prima la mano, poi il forno, imporranno una nuova identità plastica all’oggetto, una scultura altra, fantasmi, visioni del passato svelati in segni contemporanei. La materia funge da substrato della forma, essa di per sé ha potenzialità indeterminate, prende forma, attraverso un gesto distintivo, un atto, chiamato anche entelechìa, essere in atto.

La figura umana è al centro della sua ricerca artistica: volti, mani, gambe, oppure corpi non finiti, abbozzati, tagliati, è come se fossero in continua elaborazione, in un infinito germoglio, una nascita e rinascita, dove luce e materia si confondono alternando momenti di vita e di morte, divisi fra sogno, visione e oggettività.
Cera, ceramica, legno, terre, colori ad olio, tessuti, sono alcuni dei materiali che la Pasquali utilizza per raccontare un mondo immaginifico fatto da animali, vegetali, umani, parti anatomiche, solidi platonici e geometrici, tratti da bestiari, erbari, libri antichi di anatomia e storia naturale.

Tutti questi elementi convivono insieme a formare l’immaginario collettivo di forme archetipiche, diverse per natura ma unite dalla stessa entità atemporale e provenienti dalla stessa origine di vita, dal Cosmo, dall’Universo e quindi dall’Uno. I filosofi greci consideravano l’Uno, come un elemento che Tutto contiene: nelle opere d’arte della Pasquali, vi sono storia, memorie, natura, materia, forma, geometria, energia. Elementi fondamentali che l’artista elabora spontaneamente, attraverso una sua specifica purezza della forma del pensiero che, insieme all’atto creativo, costituisce la causa, il senso e il fine di un’opera d’arte.

Paola Gennari

 

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